domenica 1 dicembre 2019

PETIZIONE - VERITA' PER ATTILIO MANCA

ATTILIO MANCA 15 ANNI SENZA VERITA',
UN OMICIDIO FATTO PASSARE PER SUICIDIO PER ASSUNZIONE DI UN MIX DI DROGA, BARBITURICI E ALCOOL...
IL CASO ATTILIO MANCA NON PUO’ ESSERE ARCHIVIATO DEFINITIVAMENTE COME SUICIDIO !

CHIEDIAMO LA RIESUMAZIONE DEL CADAVERE DI ATTILIO MANCA,
RICHIESTA DAI LEGALI DELLA FAMIGLIA MANCA,   DI ULTERIORI INDAGINI E VENGANO SEGUITE LE “PISTE” CHE ALCUNI COLLABORATORI DI GIUSTIZIA HANNO FORNITO CON LE LORO DICHIARAZIONI

LINK PER FIRMARE LA PETIZIONE:
https://bit.ly/2TiAZ3G


TESTO:
ALLA PROCURA NAZIONALE ANTIMAFIA
CHIEDIAMO LA RIESUMAZIONE DEL CADAVERE DI ATTILIO MANCA
UNENDOCI ALLA RICHIESTA DEI LEGALI DELLA FAMIGLIA MANCA, ANCHE DI ULTERIORI INDAGINI E VENGANO SEGUITE LE “PISTE” CHE ALCUNI COLLABORATORI DI GIUSTIZIA HANNO FORNITO CON LE LORO DICHIARAZIONI
La richiesta di riesumazione del cadavere, che potrebbe far emergere elementi decisivi, era stata avanzata dagli avvocati Antonio Ingroia e Fabio Repici, legali della famiglia Manca, in data 14 giugno 2018 durante l’udienza di opposizione alla richiesta di archiviazione del caso avanzata dalla Procura Antimafia di Roma.
“Le ultime opportunità scientifiche e tecnologiche – aveva spiegato l’avvocato Ingroia – permettono, anche a distanza di anni, di far diventare un cadavere principale fonte di prova. La salma di Manca potrebbe dire se era davvero un tossicodipendente e dare la data approssimativa d’assunzione dell’ultima sostanza. E gli accertamenti sullo scheletro possono permettere di verificare eventuali traumi, colpi o lesioni subite”. (*)
Anche il medico tossicologo Salvatore Giancane, che ha effettuato una meticolosa perizia su tutti gli elementi a disposizione, ritiene utile la riesumazione del corpo di Attilio Manca. 
I legali avevano anche chiesto le audizioni di altri collaboratori di giustizia e nuovi accertamenti e approfondimenti, ma il gip di Roma Elvira Tamburelli ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura Antimafia di Roma.
Se non interverranno elementi nuovi, il caso è archiviato, chiuso per sempre.
E la morte di Attilio Manca definitivamente chiamata “suicidio”.
Il Tribunale di Viterbo, infatti, il 29 marzo 2017 ha emesso la sentenza di condanna a 5 anni e 4 mesi nei confronti della sola Monica Mileti accusata di aver ceduto la droga ad Attilio.
Che la morte di Attilio Manca non possa essere avvenuta per essersi Attilio iniettato volontariamente una overdose di eroina, mista ad alcol e barbiturici, sono le stesse fotografie del corpo di Attilio e della stanza della sua abitazione nella quale è stato ritrovato a dirlo. Foto eloquentissime.
Fatti evidenti, sotto gli occhi di tutti, sono stati ignorati o perfino sono state date agli stessi spiegazioni inverosimili, incongruenti.
Facciamo solo qualche esempio, rinviando approfondimenti del caso ai link sotto indicati
Attilio si sarebbe iniettato l’overdose nel braccio sinistro. Lui che era mancino….
l’inesistenza di una sua presunta tossicodipendenza
assenza delle impronte digitali di Attilio Manca sulle due siringhe che sarebbero state usate da Attilio
nessuna impronta nell’appartamento ad esclusione di quella del cugino Ugo Manca ritrovata nel bagno
le condizioni fisiche nelle quali è stato ritrovato Attilio: setto nasale deviato, ecchimosi sul corpo, testicoli molto gonfi……
Attilio indossa la sola Tshirt (non si sono trovati gli altri indumenti vicino)
il corpo è stato ritrovato in una pozza di sangue
……..
Oltre a questi dati di fatto, è il contesto della vicenda, che si vuole negare ad ogni costo.
Pare ormai certo che Attilio, esperto urologo siciliano di Barcellona Pozzo di Gotto (Me), trovato morto a Viterbo il 12 febbraio 2004, abbia curato il boss mafioso Bernardo Provenzano e sia stato ucciso dopo averlo riconosciuto, perché non si potesse risalire alla rete mafioso istituzionale che a lungo ha coperto la latitanza di un boss mafioso all’epoca garante di Cosa Nostra nella trattativa stato-mafia.
Lo dicono le telefonate fatte da Attilio alla madre da Marsiglia a ottobre 2003, negli stessi giorni in cui Provenzano veniva operato, “sparite” dai tabulati… le attestazioni non veritiere sulla presenza di Attilio presso l’ospedale Belcolle di Viterbo dove prestava servizio, nei giorni in cui Provenzano si trovava a Marsiglia per sottoporsi all’operazione… Un fatto importante emerso è che per curare Provenzano, malato di prostata, si cercava il migliore urologo, e Attilio all’epoca era un luminare nel campo, l’unico in grado di eseguire l'intervento alla prostata per via laparoscopica. 
Lo dicono soprattutto le dichiarazioni rilasciate da cinque collaboratori di giustizia (Giuseppe Campo, Giuseppe Setola, Stefano Lo Verso, Carmelo D’Amico e Antonino Lo Giudice) che rivelano particolari rilevantissimi riguardo alla latitanza di Provenzano e all’ordine di uccidere Attilio Manca.
Ma nonostante questo, la Procura non ha ritenuto di ascoltarli, sostenendo che le loro dichiarazioni non siano convergenti e sufficienti per un’iscrizione nel registro delle notizie di reato.
E significativo anche attorno a questo caso ci sia stato un pesantissimo silenzio mediatico, e oltre a varie complicità da una parte e tante reticenze, tante paure dall’altra -che convergono in lacunose e financo paradossali ricostruzioni- e soprattutto vuoti investigativi e il rifiuto ad andare “oltre”.
Cosa c’è dietro la morte di Attilio Manca? Chi? Perché non si vuole la Verità?
Per avere una risposta a questi interrogativi, e venga dissipato il sospetto che non si voglia fare di tutto per far emergere la Verità su questo caso, chiediamo sia dato seguito a quanto richiesto.

sabato 23 novembre 2019

Sabato 30 novembre 2019 
dalle ore 10,30 alle 12,30
INAUGURAZIONE DEL PRESIDIO DI LEGALITA’
presso gli spazi della scuola Primaria di Via Mincio - Rozzano (MI) destinanti all’Associazione Peppino Impastato e Adriana Castelli Milano, con la partecipazione di Salvatore Borsellino.
Segue rinfresco

In data 29 ottobre 2019 è stato deliberata all’unanimità dal Consiglio d’Istituto del Comprensivo Monte Amiata di Rozzano, la presenza dell’Associazione Peppino Impastato e Adriana Castelli Milano quale “Presidio permanente di Legalità”.

L’Istituto Comprensivo, ed in particolare gli spazi destinati della scuola Primaria di Via Mincio, rappresenterà un punto di riferimento di incontro per mostre, dibattiti, convegni, laboratori artistici, discussioni anche aperti al territorio; iniziative, queste, suggerite e/o promosse dall’Associazione Peppino Impastato e Adriana Castelli, Milano; attraverso il coinvolgimento degli studenti e dei docenti, il Presidio di Legalità, diverrà uno spazio di produzione culturale.
In particolare la scuola Primaria di Via Mincio ospiterà una mostra permanente, itinerante, di fumetti dedicata alla lotta alla mafia, oltre ad una biblioteca dedicata a contenere libri e pubblicazioni sempre sul tema della cultura della legalità, da condividere on line con l’Istituto Comprensivo e la rete delle biblioteche.
Il Presidio di Legalità rappresenterà un punto d’incontro tra gli studenti e l’Associazione ed il Territorio, uno spazio di formazione dei docenti (aperto anche ad altri istituti del territorio) intorno alle tematiche relative alla lotta alle mafie e divenire occasione per impegnarsi in attività di volontariato e di supporto ad iniziative culturali, come ad esempio il Concorso Nazionale “Il fumetto dice No alla Mafia” , che si chiuderà con la premiazione dei vincitori sabato 9 maggio 2020 presso il Centro Culturale della Cascina Grande di Rozzano.

martedì 19 novembre 2019

Raggiunto e superato il traguardo dei 100!

Continua a salire di giorno in giorno il numero delle scuole e associazioni di giovani di tutta Italia che hanno aderito al primo concorso nazionale "Il fumetto dice no alla mafia" dedicato ad Attilio Manca. Un successo tale che ha portato a posticipare il termine delle iscrizioni al 15 dicembre 2019 per poter permettere una ancor più grande partecipazione.
I complimenti da parte del MIUR non sono tardati ad arrivare insieme alla sottoscrizione del patto di accreditamento del concorso per un triennio. Un risultato pregevole, ben oltre le aspettative, che fa capire come in Italia ci sia la voglia di parlare, dibattere e creare da parte dei nostri giovani. Una strategia vincente il fumetto , che fin dall'inizio dell'avventura del gruppo Peppino Impastato e Adriana Castelli e dell'associazione omonima poi, si è rivelata vincente arrivando facilmente nel cuore e negli spiriti di chi ha ascoltato quelle storie e si è commosso, arrabbiato, risvegliato, stupito. Una sete di verità e di giustizia coinvolgente, che ha unito la nazione senza distinzione tra nord e sud. I primi dati ufficiali del concorso saranno resi noti dall'associazione nell'occasione dell'inaugurazione del presidio di legalità all'interno dell'istituto comprensivo Monte Amiata di Rozzano, partner ufficiale dell'iniziativa, il giorno 30 novembre a partire dalle 10 circa.

Pioltello in ricordo di Lea, la donna che disse NO

In vita Lea Garofalo non è stata ritenuta attendibile: è entrata ed uscita dal programma di protezione, è stata perseguitata, picchiata, infangata, ripudiata..ma nulla l'ha fermata anzi, Denise, la piccola figlia innocente (ora giovane ragazza)nata dal suo sfortunato rapporto con Carlo Cosco, le ha sempre dato la forza di continuare a lottare.
Una storia di 'ndrangheta che unisce il tema della violenza di genere e a cui l'amministrazione di Pioltello ha voluto dedicare, sabato 16 novembre, una serata dai toni toccanti e di intense emozioni.
Tanti gli ospiti d'eccezione sul palco della sala consiliare dove a troneggiare erano le scarpe rosse di Lea: una splendida Lucia Vasini con tre pezzi d'autore, Paolo De Chiara, Cesare Giuzzi e la nostra presidente onoraria, Marisa Garofalo. Ricordi ed emozioni legati a quella sorella ribelle, che non ha mai abbassato la testa, che è riuscita a dire no a quell'ambiente dal quale si può uscire solo con la morte. Dopo dieci anni sala gremita per ricordare la giovane donna, "la fimmina" per eccellenza che ha trasmesso i valori di verità e giustizia a sua figlia e che ha continuato a disturbare i suoi assassini anche da morta. Lea resterà per sempre un esempio di coraggio da imitare, una storia in cui tante donne che vivono in difficoltà si possono riconoscere, una madre con la M maiuscola che ha pagato un caro prezzo per amore della figlia, della libertà e della lealtà.






sabato 16 novembre 2019

1,10,100 note di legalità...un vero trionfo

Salvatore Borsellino e Revman
Una festa dedicata alla musica ed ai giovani la seconda edizione di "1,10,100 note di legalità": due canzoni a testa, un palco, la voglia di esprimersi ed ospiti di eccezione. Il rock'n roll di Rho ha anche quest'anno voluto regalare una serata alla nostra associazione ed ai ragazzi. Otto in tutti gli iscritti tra band e solisti, tutti dotati di una bravura prorompente che ha saputo incantare il pubblico intervenuto numeroso. Ben tre gli ospiti speciali: Revman, poliziotto cantante che ha eseguito due brani tra i suoi più noti; Salvatore Borsellino che ha colto l'occasione per ricordare il monito della madre "andate dappertutto a parlare del sogno di Paolo" e la Freedom Sound caparbia band del carcere di Bollate che è riuscita a strappare quattro richieste di bis. A vincere ex aequo "I Pappataci" e l'associazione Suoni Sonori, una realtà che si occupa di ragazzi del carcere minorile Beccaria e li fa parlare e raccontare attraverso l'hip hop.  Ancora una volta la nostra piccola associazione ha fatto il "tutto esaurito"e si è avvicinata ai giovani parlando con loro e come loro.
Alla prossima edizione!